Da SlamRock
Ricordo ancora che, molti anni fa, rimasi sbalordito a vedere dal vivo questa band...tra acuti allucinanti, riff al fulmicotone e colpi di batteria dirompenti, gli SCOMUNICA, facevano così ingresso nel mio cuore, lasciandomi senza fiato.
Portatori della bandiera dell'Hard Rock del Tricolore nazionale, divennero in brevissimo tempo un'icona del genere. Come già detto nella recensione del disco nuovo, gli Scomunica, effettuarono un vero e proprio cambiamento tra le file del popolo notturno e rock n roll del Nord dell'Italia. Fautori di uno splendido hard rock cantato in italiano, furono sottoposti all'attenzione di diverse etichette ma non riuscirono mai ad avere la giusta fortuna. Moreno DelSignore, fondatore e singer della band, proseguì anche senza i suoi stretti collaboratori, di cui voglio ricordarne i nomi: Graziano Demurtas e Alberto Bollati (che molti di Voi riconoscono come WINE SPIRIT).
Il loro primo full lenght spiazzava per l'energia e la melodia insita in ogni brano. Moreno, che qui incarna un Sebastian Bach italiano, porta, brano dopo brano, l'ascoltatore in un turbine di emozioni, partendo proprio dal primo brano "Scomunica", proseguendo nel metal melodico di "Diverso" sino a giungere alle Zeppeliniane "Prima che sia il nuovo giorno" e "La più antica magia". La prima ballata del disco è incentrata sulle note di "Noi possiamo scegliere" che, se cantata in inglese, sarebbe stata sicuramente una hit single dei tempi d'oro. Il melodic rock di "Mille volte no" lascia spazio alla ennesima traccia dal sapore Zeppelin intitolata "Sacrifice". Con "Ero" lo stomaco si chiude... brano emozionante di piano e voce che è siglato anche da un testo sopra le righe e che, divenne ed è rimasto, uno dei miei personali cavalli di battaglia.
"Faccia da indiana" ripercorre il sound hard rock settantiano mentre nella penultima traccia intitolata "Con il sole in tasca", un suono da carrilion, in compagnia della voce di Moreno, introducono ad uno dei brani più riusciti degli utlimi anni; simili ai Litfiba di "Eroi del vento" e ad alcune song dei Queen, gli Scomunica chiudono in bellezza con questo pezzo e con l'ultimo brano strumentale intitolato "Insieme, ciao baby" che, con la sua malinconia, fa sognare avvolti in una bandiera di malinconici ricordi.
Sorretti, purtroppo, da una produzione italiana non capace di intendere e relazionarsi con le produzioni estere in ambito hard rock, l'album risente pesantemente di poca attenzione ai suoni di maggior impatto, come chitarra e batteria ma, nel contesto, direi che l'album è un ottimo episodio di hard rock italiano. Da avere nella propria collezione.
Marco Paracchini |